A cura di Giovanni Gelsomino
Se dovessimo ridurre tutto a due parole direi che questo è il libro del "buttare fuori". Buttare fuori le emozioni: il dolore, le frustrazioni, la forza, la paura, ma anche il sollievo, l'orgoglio, lo stupore, l'amore... la noia.
In questo libro si scrive di sé e ci vuole un grande coraggio per farlo con sincerità e trasparenza.
Un anno e nezzo di lavoro. ogni lunedì pomeriggio. e ogni volta la sfida si rinnovava. Spesso con dolore, perché di assenze abbiamo scritto. in carcere le assenze più leggere, come il desiderio di poter bere da una bottiglia di vetro, hanno un altro peso e, il peso, qualunque peso, ha un'altra bilancia.
Scriveree di sé non è facile. quando si scava accade, piò accadere, di prendere la misura della profondità e raggiungere il punto in cui si vorrebbe tornare indietro.
Non so se mai qualcuno leggerà le nostre storie, quegli attimi di vita vissuta spesso pericolosamente. Non so se siamo stati capaci di rendere le nostre emozioni, i nostri stati d'animo, i nostri desideri e il nostro dolore e anche le riflessioni, sia pur fatte con il senno del poi. Noi ci abbiamo provato. Comunque vada a noi rimane la certezza che per la prima volta in questi luoghi ci sentiamo vivi, unici, ma soprattutto liberi di poter realizzare un piccolo sogno... e pensare che c'è voluto solo un foglio e una penna.