Lo spazio della rappresentazione si apre
come una meditazione sulla visione stessa.
I lavori di Massimiliano Avesani nascono da una figurazione controllata, in cui lo spazio della rappresentazione si apre come una meditazione sulla visione stessa. Lo sguardo è il primo atto: affermazione e ribellione insieme. Uno sguardo che si traduce immediatamente in segno, e che interroga il senso del dipingere e del continuare a farlo nell’era della tecnologia, di fronte al vuoto della tela e al progresso che incalza.
La pittura diventa così gesto di presenza e di identità, tracciato sul campo come un’impronta. Avesani sceglie una tavolozza volutamente ridotta, quasi monacale, fatta di neri, grigi, bianchi e blu densissimi: non un’orchestra cromatica, ma un unico strumento, rigoroso e perfettamente accordato.
Le composizioni assumono una frammentazione dal sapore cinematografico: fotogrammi trattenuti, stills di film mai girati, slittamenti temporali e tematici che riflettono il nostro modo discontinuo di abitare il tempo e l’immagine. In questo spazio sospeso, il mistero resta intatto: l’attimo in cui tutto può accadere e da cui non si torna indietro.
Sonia Borsato